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“L’intelligenza Artificiale toglierà il lavoro ai DJ?

Non credo, però...

Di recente, dopo una lunga inattività, ho rimesso il naso su LinkedIn, anche solo per cancellare la montagna di email e notifiche che arrivano di cui pensavo di aver negato il consenso. Quello che una volta era il social serio, professionale, per trovare lavoro e scambiare esperienze, adesso sta rincorrendo gli altri canali, per usare un eufemismo.

Mi sono imbattuto in un articolo, su un argomento che potenzialmente troverei interessante: "l'autore" intavola una conversazione con un non-meglio-specificato esperto, al quale pone alcune domande per svolgere la discussione. Ora, le domande non è che fossero così speciali, però alla seconda risposta nel quale "l'intervistato" riprende le parole dell'"intervistatore" e commenta "sì, anch'io sono d'accordo su questo argomento", ho iniziato a sospettare ci fosse qualcosa sotto.

Alla fine dell'articolo, l'autore (vero questa volta) del blog dichiara di aver scritto il post con un'intelligenza artificiale di cui adesso non ricordo quale fosse, non era né Gemini, né ChatGpt né Blue Skies. Ho chiuso lo pseudo articolo e anche LinkedIn.

Siamo nell'epoca in cui ci viene detto "dobbiamo fare contenuti" continuamente, allora che c'è di meglio che scrivere qualche riga e vedersi rispondere con un articolo bell'e pronto da poter copiare, incollare e programmare in un attimo. Mi chiedo il perché, cosa si vuol dimostrare? Mi stai per caso cercando di vendere un corso su come "crescere online"? Pensi di essere credibile? O forse vuoi soltanto riempire il vuoto delle pubblicazioni che latitano dopo un flusso di entusiasmo iniziale?

Parlo (o meglio scrivo) con cognizione di causa, che so perfettamente quanto la discontinuità sia deleteria al posizionamento online, alla crescita, al farsi trovare, però preferisco sinceramente produrre contenuti di mio pugno, che siano di qualche valore per chi può essere interessato. Non è neanche un motivo ideo-logico o pregiudiziale, semplicemente per tirare fuori qualcosa di decente da un'intelligenza artificiale devi correggere, modificare, fare le giuste richieste, editare, insomma perderci del tempo, quindi tanto vale farlo o non farlo per conto proprio.

Che c'entra questo con i DJ?

Sono in molti a temere la presenza costante e sempre più ingombrante delle intelligenze artificiali per l'attività delle persone nei settori più diversi, anche la produzione musicale e il DJing non sono da meno: le fiere di settore propongono sempre più prodotti innovativi e contemporaneamente le persone ipotizzano scenari apocalittici. Non ho le risposte, ma mi sento di poter escludere gli scenari estremi, dall'abbracciare queste tecnologie come la panacea di tutti i mali così come i proclami verso l'estinzione e le grida a "fermate il mondo voglio scendere".

L'Integrazione delle Funzioni

Se fare il DJ significasse mettere i 10 brani del momento, beh non ce n'è bisogno da tempo, già da prima di Spotify, figuriamoci adesso. L'umanità è ciò che ci contraddistingue da un algoritmo, da una classifica, da un sondaggio, da un software; per questo che ci sono le personalità, gli stili, i carismi, quelle formule intraducibili e inspiegabili che vanno oltre la matematica degli elementi che le costituiscono.

Chi teme di essere sostituito è perché evidentemente non ha molto da dare, rispetto a ciò che può fare una macchina. Suonare non è mettere a tempo due brani e miscelarli perfettamente, è tutto ciò che ci sta intorno.

Allo stesso modo per la produzione musicale, dove veramente si stanno facendo passi da gigante ogni quarto d'ora in direzione di una automazione ed efficientamento massimo, certi temono la scomparsa di alcuni ruoli, figure professionali, studi e quant'altro.

Chiunque si sia messo all'opera nel realizzare un brano musicale sa quante azioni ripetitive ci siano da mettere in atto continuamente e quante centinaia di decisioni, anche micro, debbano essere prese, messe e rimesse in discussione a ogni singolo ascolto. Così come per molti brontoloni sul web, qualsiasi cosa sia equivalente al barare, dall'avere una reference track all'utilizzare un preset già pronto, come se la "buona musica" venisse solo dalla completa totale originalità anche nella produzione. Normale che l'utilizzo delle IA sia visto come il demonio, ma in realtà il punto è lo stesso di cui sopra:

realizzare brani per compiacere un algoritmo, che prima si chiamava semplicemente formula, è una pratica diffusa da sempre, da quando i brani si scrivevano in serie, quando ogni artista interpretava gli stessi brani, quando è arrivata l'elettronica nelle produzioni pop, quando la musica elettronica è diventata da classifica, quando le progressioni di accordi e le librerie di suoni si trovavano su google e potrei andare avanti ancora e ancora.

Avere degli strumenti che aiutano, indirizzano, svolgono procedure macchinose, suggeriscono in tempo reale non uccide la creatività, piuttosto la valorizza, o almeno potrebbe laddove prevalgono cose antiche e inimitabili come il buon gusto e il buon senso.

Una delle paure più diffuse a pensarci bene non è che una certezza già consolidata: lavori sostituiti da software gratuiti di intelligenza artificiale sono in realtà anni che non vengono richiesti a professionisti ben pagati, perché il valore di un brano musicale per utilizzi più diversi è ormai al minimo sindacale da decenni. Il sottofondo per un video di un imprenditore, la voce guida per delle immagini, la traduzione in tempi rapidi e la stesura di sottotitoli, sono tutte operazioni per cui nessuno paga più da tempo, come l'acquisto di brani o licenze. Le intelligenze artificiali non fanno altro che accelerare processi già irreversibili.

Ciò che non può essere sostituito è il pensiero umano, sia esso una voce, una faccia, una sensibilità, un'intenzione, una percezione: per questo che ha senso da un lato combattere fortemente la scrittura di blog automatizzate se vuoi raccontare qualcosa di utile e personale, così come la stampa in serie di brani pre-confezionati da pista o da classifica; dall'altro lato non ha senso cedere alle lamentele, agli allarmismi, soprattutto come scusa per non fare quello che si dovrebbe fare, sia esso passare le ore in studio per realizzare un remix o scrivere ciò che si pensa per dare contributi di riflessione a chi ci segue.

Per questo ci tengo a sottolineare che non utilizzo AI nella scrittura di questo blog, anche se mi fa fatica e devo interrompere più volte nel corso della giornata la stesura di un'idea che mi ronza in testa da giorni, anche se salto qualche settimana e ciò che leggi non è la cosa più engaging secondo gli algoritmi. Questa è una delle mie voci, personale e non cedibile.

Per questo consiglierò sempre se vuoi fare dei video, di metterci la tua faccia e la tua voce, anche se è più immediato trovarne online, ma sarà sempre qualcosa di asettico, impersonale e rintracciabile da chiunque.

Ciò che oggi non funziona tra un quarto d'ora viene sistemato e potenziato, a velocità inimmaginabili, per questo non voglio fare leva su ciò che ancora non è stato sviluppato a dovere o non si trova a buon mercato, ma anche l'IA più perfetta del mondo non potrà che imitare la tua voce, tendendo a rimanere in superficie, nello standardizzato, generico e impersonale.

Spero veramente che la moda dei blog scritti dall'IA, dei reel su instagram, delle foto di Facebook vada presto a sfumare, mentre le persone restano. Evviva il lunedì